Vintage Parfums Babani: Una Folata dal Passato

Parfums Babani: Una Folata dal Passato

01/24/15 12:28:43

di: Elena Vosnaki

Anche se molti intenditori di moda e di profumi sanno già che Paul Poiret fu il primo stilista a collegare il suo brand alle fragranze (la linea Les Parfums de Rosine è stata chiamata come sua figlia), sono in pochi a conoscere Maurice Babani, un rispettato couturier dei primi decenni del XX secolo ed anch'egli committente di profumi da accompagnare alla sua griffe. Di fatto è stato uno dei pionieri accanto ad esponenti del calibro di Chanel e Poiret. Ma il mondo dei bozzetti di Babani risale ancora più indietro nel tempo con suo padre, Vitaldi Babani, originario del Medio Oriente e fondatore nel 1894 di una boutique al numero 98 del prestigioso Boulevard Haussmann.

Con cosa potrebbe rifarsi gli occhi un visitatore impressionabile dentro la boutique di Babani? L'attiguo negozio al numero 65 di Rue d'Anjou era una cornucopia di ricami e sete, scendiletto e arredi provenienti da ogni angolo della Via della Seta, da Cina, India, Iran e Turchia fino a Parigi e ai galantuomini e alle signore che dettavano moda all'epoca. I pezzi di artigianato artistico e le opere d'arte aggiunte ai beni esotici importati anticiparono la popolarità delle tendenze d'ispirazione orientale che catapultarono la scena stilistica nell'agonia della Belle Epoque, prima dell'inizio della Grande Guerra. Può quindi stupirci il fatto che Maurice Babani, figlio dell'imprenditore e successore dell'azienda, avesse ideato dei nomi esclusivi con cui commercializzare i profumi commissionati ai profumieri più all'avanguardia dei suoi tempi? Nomi quali Afghani (1920), Yashmak (1924), Abdulla (1926) e Sousouki (1921) ci offrono uno spiraglio su questa suggestione per l'esotico che si riverbera tuttora nella moderna scena profumiera. Secondo gli storici di moda R.Martin e H.Koda (1994, Orientalism: Visions of the East in Western Dress, New York Metropolitan Museum of Art), l'importazione di merci esotiche arrivò a caratterizzare i marchi al punto tale che essi iniziarono a produrre moda e profumi direttamente influenzati dalle opere d'arte e dall'artigianato che rivendevano.

Le pubblicità dei profumi, perlopiù illustrate da Michelle Pichon, includevano lo slogan "parfums inconnus d'orient and d'extreme orient" ("profumi sconosciuti dall'Oriente e dall'Estremo Oriente"), suggerendo la ricerca di ingredienti e ricette autoctoni quale fondamento di un'esperienza che avrebbe intrigato il consumatore occidentale. Si può discutere sul fatto se Maurice Babani si rifornisse davvero di "ricette" orientali per le sue fragranze, sebbene esistano documenti che attestano la presenza di sue botteghe di ricamo tanto a Kyoto (nell'Estremo Oriente), il cui laboratorio era molto apprezzato dagli acquirenti delle sue robes japonaises (uno dei prodotti di punta), quanto ad Istanbul (nel vicino Oriente), dove il ricamo a punto catenella con filo d'oro veniva realizzato impiegando la speciale cucitrice dal nome "Sphinxia".

Lo stile "Niu Tse", riecheggiante l'estetica giapponese, divenne il marchio distintivo della moda di Babani soprattutto nel periodo in cui Le Figaro registrava il trend dei nagajubans giapponesi (le tradizionali sottovesti per kimono), indossati a mo' di vestaglie dalle francesi e dalle donne di tutta Europa. La reputazione di Babani registrò un'impennata quando l'attrice Eleonore Duse fece un ordine di svariati abiti da sera e l'idolo americano Katherine Hepburn sposò Ludlow Ogden Smith in un vestito bianco Babani con ricami in oro, a quanto risulta dalla sua autobiografia pubblicata nel 1996 da Ballantine Books. 

Babani Ambre de Delhi, foto da liveauctioneers.com

Una réclame del 1920 ci dà un'idea delle molte varianti di Orientalismo che avevano preso d'assalto la scena parigina delle fragranze, portando all'apoteosi Shalimar (1921 e, en masse, 1925) e Mitsouko (1919): Ambre de Delhi di Babani (1919) è un profumo hindou, Rose de Gullistan è un profumo persiano, Saigon è cinese, Afghani ha sicuramente origini afgane e si presume fosse colorato, sfrenato e indomito, mentre Shogum deriva il suo nome ed il suo concept dal Giappone. Anche Yasmin de Coree (una fragranza coreana che sembra lanciare una sfida con il suo carattere provocatorio) e Yasmak (profumo siriano) componevano il ragguardevole assortimento di profumi Babani.

Il brand divenne sufficientemente affermato da lanciare prodotti per il corpo ancillari al profumo L'Ambre de Delhi, vale a dire talco e sapone, e da essere attivo nel campo delle esportazioni. Ed inoltre Sousouki fu etichettato come "fragranza penetrante" per bruciatori d'incenso. In effetti il profumo usato come incenso—così come quello per sigarette e pellicce, traiettorie già percorse con successo da profumi quali Weil e Habanita di Molinard—fu un altro campo esplorato da Ambre de Delhi come evidenziato in una pubblicità del 1931, con una splendida raffigurazione ad opera dell'illustratore Yan Bernand Yul nello stile Art Déco dell'epoca.

Lo straordinario (e seminale) successo di Chypre di Coty nel 1917 aprì la strada a numerosi altri chypre. Il concetto di chypre precede di molto la fragranza di Coty, con Guerlain che aveva popolato il genere nel XIX secolo estendendo la storica predilezione per la polvere per il viso realizzata a Cyprus (Cipria) e profumata con fragranze resinose-muschiate del Mediterraneo Orientale. Ma il revival commerciale e lo snellimento della formula in qualcosa di contemporaneo e allo stesso tempo fresco crearono un forte impatto. Da qui nacque Chypre Egyptien (chypre egiziano, 1919) di Maurice Babani, accompagnato da illustrazioni che rimandano ad un esotismo in grado di rivaleggiare con Poiret e con i suoi pantaloni da harem.

Chypre Egyptien rientrò nella line-up di circa dieci profumi Babani che il brand americano Elizabeth Arden tentò di commercializzare negli Stati Uniti nella metà degli anni Venti accanto a Sousouki, Ambre de Delhi, Yasmin de Coree, Rose Gullistan, Mon Ami Elisabeth e Ming (una fragranza di gardenia elfica dalla dolcezza giocosa). Gli uffici di distribuzione furono aperti al 521 di Fifth Avenue a New York e le fragranze vennero racchiuse in bottiglie dai decori orientali e con ricche finiture in oro e nero prodotte da Maurice Depinoix. Ligeia, del 1920, è "ammaliante come la voce delle sirene, l'essenza di isole calde e inebrianti", con riferimento alle Filippine. Un profumo languido e romantico che venne commercializzato anche verso la clientela americana. Lo slogan di Elizabeth Arden era "miscela i profumi Babani per aumentare il tuo fascino". L'idea di sovrapporre i profumi non era nuova (e il fatto che fosse Arden a suggerirla ci fa sicuramente capire che rappresentava l'apice della sofisticatezza europea, facilmente vendibile agli americani persino a quell'epoca), ma l'azienda americana la utilizzò per spingere ancora più in là l'intrigante complessità dei profumi francesi esclusivi che promuoveva, "una fragranza che nessuno potrà riconoscere o imitare". Si consigliava la combinazione di Chypre con il fumoso Sousouki come anche quella dell'ambrato Ambre de Delhi con le essenze orientali di Ligeia. Queste miscele facevano parte delle Preparazioni da Toeletta Veneziana di Arden.

Parfums Babani fu molto prolifico, con numerose fragranze lanciate lungo l'intero corso dei primi decenni del XX secolo con un'enfasi su Les Annes Folles (gli Anni Venti) e sugli Anni Trenta: Giardini (1920), Chinoise (1920), Secret de Babani (1920), Oeillet de Japon (1920), Narcisse d'Or (1920), Muguet (1920), Daimo - anch'esso ispirato al Giappone (1921), Fleurs d'Annan (1921), Pao Pe (1922), A Blend (1925), Ecaille Blonde (1925), Nandita (1925), Extrait d'Ambre Gris (1926), Just a Dash (1928), Japonais (1930), Pin Fleur (1930), Secret Princesse Nefertiti (1938), Tombak (1940) e Elusive (1942). C'è anche lo sfuggente Nuit de Bosphore (Notte del Bosforo), un richiamo ai suoi ricoveri di Instanbul.

Purtroppo la carenza di apprezzamento negli Stati Uniti (che tenne invece a galla Jean Patou nei difficili anni che precedettero la Seconda Guerra Mondiale e nel corso dello stesso conflitto) stava a significare che per qualche ragione il valoroso sforzo compiuto da Elizabeth Arden non era stato ripagato dal pubblico americano. E nei profumi, così come in molte cose appartenenti alla cultura pop, il mercato americano rappresenta la linea di demarcazione della sostenibilità.  Basti considerare che la predilezione dei consumatori americani per Narcisse Noir (Caron), Habanita (Molinard), Joy (Patou) e Fracas (Piguet) aiutò questi brand a restare in piedi (o a lanciare con successo nuove fragranze) all'indomani del secondo conflitto mondiale, quando l'Europa si stava frantumando e le imprese francesi raccoglievano i loro pezzi dopo l'Occupazione. Nel 1941 era già troppo tardi per Parfums Babani, quando era rimasto in produzione soltanto Ming mentre il resto della gamma stava scomparendo, per il rammarico dei collezionisti e degli storici come me che apprezzano le tessiture sfumate degli arazzi della profumeria.

Elena Vosnaki

Elena Vosnaki è una storica e scrittrice di profumi dalla Grecia e scrive per Fragrantica. E' fondatrice e redattore di Perfume Shrine, una delle più rispettate pubblicazioni indipendenti online sui profumi, contenente recensioni di fragranze, interviste con l'industria del settore, saggi sulle materie prime e sulla storia del profumo, vincitore dei Fragrantica Blog Awards e finalista in numerosi concorsi di blog.

La sua scrittura è stata premiata al Fifi Awards for Editorial Excellence in 2009, ed Elena collabora a pubblicazioni in ogni parte del mondo.

 



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